Verucchio, organi donati dopo il malore fatale: l’ex assessore Andruccioli salva tre vite

Verucchio

La donazione degli organi di Giorgio Andruccioli, giá assessore di Verucchio e pilastro dei Civivo ha permesso a tre persone «di tornare alle proprie famiglie, di riprendere a vivere, di guardare con speranza al futuro e sorridere alla vita». A diffondere la notizia, comunicata dall’ospedale “Bufalini” di Cesena, a tre mesi dalla scomparsa di Giorgio è il verucchiese Corrado Cenni. «Sembra assurdo - dice - trovare sentimenti di gioia nella morte di un familiare ma il sapere che la generosità e la solidarietà, espressa da sempre da Giorgio, ha avuto un esito significativo sulla vita di altre persone, allontana per un attimo il dolore e dona gioia. E anche Giorgio - tira le fila - sorride».

L’incidente

Andruccioli si è spento nel gennaio scorso, all’età di 68 anni, presso il nosocomio cesenate dove era stato ricoverato a seguito di una caduta nel giardino di casa. Come d’abitudine, stava potando un albero quando è caduto dalla scala. A trovarlo è stata la compagna che, rincasando, ha poi lanciato l’allarme. Ex operaio metalmeccanico, il 68enne aveva militato nel Partito comunista, divenendo consigliere comunale e assessore alla cultura sotto il sindaco Vinicio Fantini finché uscí dalla giunta per motivi di parentela con il primo cittadino successivo, Giovagnoli, diventando capogruppo in Consiglio. Tra i suoi passatempi preferiti le uscite con la Team Bike Valmarecchia e il volontariato che da dieci anni lo vedeva membro dei Civivo, nell’ambito delle manutenzioni. Divenne il primo presidente della comunità montana alla metà degli anni Novanta e per una decina d’anni. Si ritirò dalla politica nel 2005 per poi tornare come presidente della società patrimoniale denominata “Valle del Marecchia” dal 2013 fino all’incirca al 2018.

Un gesto d’amore

Ricorda l’assessore Luigi Dolci, quasi coetaneo di Andruccioli: «Ci siamo conosciuti alla catena di montaggio di un calzaturificio di Villa Verucchio che aveva 200 dipendenti. Era il 1971. In seguito la comune passione politica ha cementato la nostra amicizia». Quanto alla donazione degli organi, sottolinea Dolci, è una scelta «che non stupisce chi lo conosceva confermando l’attenzione verso gli altri e l’amore per la comunità che ha sempre caratterizzato Giorgio. Generoso e dalla battuta pronta ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore di tutti».

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