A Cesena lo stadio è un luogo sicuro: dentro la super organizzazione per il primo soccorso

Minuto 31 di Cesena-Juve Stabia. Grida di allarme si levano dai distinti inferiori fino a bloccare il gioco. Una persona si è sentita male e anche dal campo c’è chi accorre con l’intento di essere d’aiuto nell’agevolare i soccorsi: su tutti Adamo, che va a prendere lo zaino degli addetti del 118 presenti sotto la tribuna e lo porta di corsa sul lato opposto. Passano due minuti e una barella porta via la persona colta da malore: dopo un applauso collettivo la partita riprende.
Paura e lieto fine
Come riportato dal Corriere già lunedì, la persona in questione, un uomo con pregressi cardiaci e che era stato colpito da una sincope, è stato poi sottoposto ad approfondimenti in ospedale e dimesso già in prima serata. Un brutto episodio che ha avuto un lieto fine. Lieto fine che al Manuzzi (durante le gare del Cavalluccio e in generale negli eventi che richiamano migliaia di persone) è molto più probabile che non in qualsiasi altro luogo, pubblico o privato, di Cesena.
Una grande organizzazione
Questo per la grande organizzazione messa in atto quando scende in campo il Cesena. Sono centinaia le persone pronte e preparate ad affrontare emergenze sanitarie a vari livelli: dall’agevolare i soccorsi fino ad eseguire i soccorsi stessi in maniera pratica e rapida sul campo e sugli spalti. I referenti della sicurezza, quelli del club bianconero e quelli chiamati a mantenere l’ordine pubblico, svolgono, attraverso un piano sanitario, corsi d’aggiornamento a cadenza regolare in modo che la macchina dei soccorsi sia sempre pronta all’uso. In ordine sparso il Cesena Fc per l’impianto ha due medici referenti. E, di base, anche 8/10 infermieri che vengono dislocati a coppie negli ambulatori presenti nei 4 settori dello stadio: le due curve, i distinti e la tribuna. Hanno postazioni proprie anche i volontari (una ventina) della Croce Rossa che non sono infermieri professionisti come quelli del 118. Il personale è facilmente riconoscibile per la divisa rossa: pur essendo volontarie, queste persone sono costantemente aggiornate con corsi Bls (sulle tecniche di rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione precoce sia nell’adulto che nel bambino).
A fare da raccordo coordinativo a tutte queste persono ci sono due infermieri del 118 che si “palleggiano” tra tribuna e distinti. Persone che partecipano al Gos (gruppo operativo di sicurezza): sono loro che gestiscono direttamente l’intervento d’emergenza e, dovessero servire, hanno a disposizione tre defibrillatori semiautomatici. Un totale di 12 Dae, che oltre alla presenza della rianimazione automatica garantisce anche vicinanza al potenziale paziente pure in caso di “pienone”. Cinque sono poi le ambulanze della Croce rossa dislocate in zona stadio.
All’interno del rettangolo di gioco c’è poi altro. A partire da una postazione di volontari della Croce Rossa che l’arbitro può abilitare ad entrare in campo nel caso serva la barella per soccorrere un infortunato. Il Cesena è dotato di un proprio medico rianimatore e di un “proprio” infermiere. Anche loro pronti a scattare in caso accada qualcosa di grave in campo. Stesso discorso vale per il medico socialo del Cesena e il fisioterapista, sempre presenti in panchina. Gli steward sono poi addestrati su come comportarsi in caso d’emergenza per agevolare i soccorsi e tenere libere le vie di fuga e di soccorso.
E’ quindi chiaro come durante le partite del Cesena i presenti si possano sentire protetto in caso di emergenza sanitaria. In tanti sono pronti a scattare e allo stadio c’è praticamente tutto ciò che serve per riuscire a prestare al meglio i primi soccorsi.
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