Capitan Timpani biancorosso nel cuore: dopo 21 anni lascia lo storico capitano del Rimini Calcio a 5


Chi gioca a calcio a 5 con gli amici, chi ne fa una professione e chi lo pratica soprattutto per passione. Anche se questa passione significa giocare 21 anni, per l’esattezza 371 partite e segnare 190 gol limitandosi alle gare di campionato Seniores. Stiamo parlando di Davide Timpani, per tutti “capitan-Timpani”, che sabato scorso ha giocato la sua ultima partita della carriera. Una carriera spesa quasi solo a Rimini e di quel “quasi” parliamo dopo.
Facciamo subito chiarezza: differenza tra calcetto e calcio a cinque? «Beh, il calcetto è quello che si gioca con gli amici - risponde secco Timpani - diciamo una versione genericamente più semplicistica del calcio a 5 dove c’è molta più professionalità».
Perchè il calcio a 5? «Fino a 16 anni ho giocato a calcio nella Stella, al termine di quel campionato mi dissero che non avrebbero fatto la Juniores e sarei dovuto andare in prestito, ma la cosa non mi entusiasmava. In quegli anni c’era Televideo, divoravo le pagine dello sport, da 210 a 299, mi fermavo su quella del calcio a 5 di serie B dove leggevo di questa Garmon Rimini. Mi sono incuriosito, ho visto che si giocava al Flaminio dove andavo a vedere il basket, mi sembrava un posto figo e ho iniziato. Ho messo le mani avanti dicendo che avrei provato un anno e sarei tornato al calcio».
Quella che sembrava una decisione temporanea e passeggera è diventata una piacevole e insostituibile passione. «Non sono mai più tornato indietro, è uno sport che mi ha preso subito e negli anni mi sono tolto quelle soddisfazioni (anche una partecipazione al Torneo delle Regioni, ndr) che non avrei avuto nel calcio».
E Timpani ha scalato ben presto la scala gerarchica. «Ho iniziato a giocare nell’Under 21 facendo alcune apparizioni in prima squadra, dal secondo anno ero stabile in entrambe le categorie, quindi quattro allenamenti a settimana, il sabato partita con la prima squadra, la domenica con la giovanile. E ho avuto la fortuna di essere il capitano di tutte le squadre in cui ho giocato».
A tal punto, come si diceva, che era ormai rituale chiamarla “capitan-Timpani”. «è stato un vero motivo d’orgoglio, al di là della mera fascia: la passione per questi colori, la correttezza che ho sempre cercato di avere in campo, testimoniata nell’ultima partita dal commissario degli arbitri che mi ha regalato una maglia della loro associazione. Ho interpretato questo ruolo cercando di essere una guida per i miei compagni, più con un gesto in campo che con le parole».
Ecco, allora torniamo a quel “quasi” iniziale. Il capitano riminese che va a giocare a Cesena. «Non avrei mai pensato di andare via dal Rimini, ho sempre sentito questa appartenenza verso i colori della mia città, anche quando in tanti mi dicevano che avrei dovuto accettare altre sfide. Cesena mi stava dietro, quando siamo retrocessi, loro sono saliti in B (non avrei mai giocato contro il Rimini), in quel momento ho capito che avevo bisogno di rimettermi in gioco e sono andato. Li ricordo come due anni molto belli dove ho segnato circa una trentina di gol. Poi sono tornato».
Pillole finali. Lo storico presidente Giorgio Mulazzani, alla guida dal lontano 1986 («sempre al timone, in tutti questi anni è diventato un caro amico»), il motivo del ritiro («era giusto farlo per diverse ragioni”), l’attività sportiva continua («bici, corsa, mi tengo in forma, non si sa mai»).
Perché consiglierebbe il calcio a 5 a un ragazzino che deve approcciarsi allo sport? «Il calcio è il sogno di tanti bambini, ma tanti calciatori hanno cominciato col calcio a 5, Neymar e Ronaldinho su tutti. Ed è propedeutico per chi proseguirà col calcio, si sviluppano attività tecniche, si affina il tocco di palla, la capacità dei movimenti negli spazi stretti».
Le mancherà il Flaminio, il posto figo? «Quel palazzo non ha più segreti, ho visto cambiare tre parquet, tanti custodi, conosco ogni centimetro».