San Mauro Pascoli, 5 imprenditori condannati per fatture false

Fatture false nel calzaturiero: per cinque imputati il tribunale collegiale di Forlì ieri ha fatto scattare condanne da un minimo di due ad un massimo di 3 anni di reclusione.

Gli imputati, nell’aula del presidente Monica Galassi (a latere Fabio Magnolo ed Anna Fiocchi) sono tutti residenti a San Mauro Pascoli e sono 4 uomini e una donna di origine cinese.

Difesi dagli avvocati Raffaele Pacifico e Jolanda Melchionda erano ancora alla sbarra dopo che in sede preliminare una sesta persona era uscita dal procedimento con un rito alternativo.

Secondo l’accusa avevano emesso fatture false per quasi 1,2 milioni di euro, in concorso e in maniera continuata, ma anche trasferito fraudolentemente valori per un giro di assegni tra loro che doveva servire a ostacolare l’identificazione della provenienza del denaro, utilizzato anche per acquisti ingenti.

La condanna è stata letta per tre dei quattro capi d’imputazione (per una delle accuse c’è stata assoluzione comune). Una sentenza a due anni, due a due anni e 4 mesi ed una a tre anni di reclusione.

Tutti erano stati denunciati dalla Guardia di Finanza di Cesenatico che aveva indagato a lungo su di loro e sulle due ditte individuali attive nel ramo della pelletteria nel settore calzaturiero.

Le indagini riguardavano gli anni fiscali dal 2013 al 2017. Erano anche stati sequestrati beni, tra cui autoveicoli, per recuperare l’evasione fiscale.

Il sistema di frode consisteva nell’utilizzare le imprese che acquisivano lavori di confezione di pelletteria per rilevanti importi a prezzi concorrenziali sul mercato, sfruttando il fatto che le stesse non versavano le imposte in quanto annotavano in contabilità fatture per operazioni inesistenti ricevute da altre imprese inesistenti. Inoltre per neutralizzare gli utili si ricorreva a documentazione “emessa” da società facenti capo a titolari introvabili. Il sistema di frode per le accuse sostenute dal pm Andrea Marchini, oltre a causare un notevole danno allo Stato, è risultato essere una fonte di distorsione del mercato in quanto l’omesso versamento delle imposte e dei contributi ha consentito di praticare prezzi altamente concorrenziali oltre che l’arricchimento dei promotori.

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