Rimini. Bimbo nato morto dopo parto in casa, le avvocate delle ostetriche: “Prudenza nei giudizi”

Rimini

«Prudenza, sensibilità e rispetto». Le avvocate Chiara Baiocchi e Martina Montanari chiedono di fare un passo indietro, invocando cautela nel commentare il caso delle due ostetriche, una riminese, oggi trentenne, e l’altra di Faenza, di 50 anni, che a giugno compariranno davanti al giudice per l’udienza preliminare in cui si deciderà il loro rinvio a giudizio, dopo l’imputazione coatta disposta dal gip.

A trascinarle nelle aule di tribunale è stato il decesso, a novembre del 2022, del piccolo Alessandro, nato morto all’ospedale Infermi dopo 30 lunghe ore di travaglio passato a casa, dove si sarebbe dovuto svolgere il parto. Le accuse nei confronti delle due professioniste sono quelle di omicidio colposo e di lesioni nei confronti della partoriente. Un caso divenuto mediatico soprattutto dopo la comparsa dei genitori del piccolo Alessandro sugli schermi Mediaset al programma Le Iene, dove hanno raccontato il dramma di quel travaglio che si prolungava, della corsa tardiva in ospedale e della scoperta che il cuore del loro bambino si era fermato, per sempre, ancora prima di venire alla luce.

«La prudenza è necessaria e obbligatoria nel valutare vicende giudiziarie certamente molto complesse come quella che ci riguarda, che si basano su altrettanto complesse valutazioni scientifiche» rammentano le legali (che ora contano nel pool difensivo anche l’avvocato milanese Cosimo Maggiore) ricordando che la delicatezza della storia è dimostrata anche dall’iter giudiziario, passato da una richiesta di archiviazione e poi dall’imputazione coatta dopo l’opposizione all’archiviazione dei familiari. «Dubbi ed incertezze - spiegano - nascevano da una corposa e molto articolata consulenza collegiale disposta dal pm e redatta da scienziati di chiara fama e cristallina competenza che, dopo mesi di lavoro e confronto con i consulenti delle difese ed all’esito di ben 124 pagine di argomentazioni scientifiche, concludevano ritenendo che nessuna delle condotte ostetriche avesse con certezza “rilevanza causale nel decesso”.

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