Muti rende omaggio al violinista Ricci con Wilfried Hedenborg
Ma l’opera a cui più di ogni altra è legata la sua celebrità rimarrà il Quarto Concerto in re minore per violino e orchestra di Paganini.
Ed è questo il cuore del concerto di oggi, affidato al talento e all’affettuoso orgoglio di uno degli ultimi allievi di Ricci: Wilfried Hedenborg, dai primi anni Duemila violinista dei Wiener Philharmoniker. Ad accomunarlo al maestro, di cui ha seguito i corsi al Mozarteum di Salisburgo, una passione particolare per la liuteria, così se tra i preziosi strumenti appartenuti a Ricci spiccava il Guarnieri del Gesù cosiddetto ex Bronislaw Huberman del 1734, oggi Hedenborg si esibisce su un nuovo violino del liutaio David Bagué costruito ricalcando proprio le caratteristiche di quello strumento, per interpretare il pirotecnico Concerto che Paganini compose nel 1830 suscitando lo stupore del mondo musicale europeo – qualcuno scrisse che le sue composizioni e le sue scoperte, erano «frutto di un calcolo che pare essere al di sopra della portata dello spirito umano». Hedenborg poi, alle prese con la cadenza del primo movimento che, lasciata all’estro improvvisativo del solista, non appare nel manoscritto originale, eseguirà quella inedita composta proprio da Ruggiero Ricci.
Nel programma della serata il fuoco paganiniano sarà preceduto dalla Sinfonia “Viaggio a Reims” di Gioachino Rossini: una pagina controversa perché legata, dal nome e dai temi di cui è intessuta, all’omonima opera andata in scena, per la verità con scarso successo, nel 1825 a Parigi al Théâtre Italien in occasione dei festeggiamenti per l'incoronazione di Carlo X a re di Francia, ma in realtà non eseguita in quell’occasione. Una preziosa “sinfonia in miniatura”, bipartita in Andantino-Allegretto alla maniera francese che – secondo la consuetudine all’autoimprestito di Rossini – appare condita anche di frammenti tematici provenienti da “Le siège de Corinthe” e della giovanile “Cambiale di matrimonio”.
A chiudere il concerto, invece, Riccardo Muti ha scelto una straordinaria pagina beethoveniana la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92, composta nel 1812 nel segno di un nuovo modo di concepire l’opera sinfonica: è il ritmo il suo materiale costitutivo, ognuno dei quattro movimenti è contraddistinto da una propria cellula ritmica, e non da un tema o da un motivo. È per questo che Wagner a proposito di essa arrivò ad affermare: «È l’apoteosi della danza: è la danza nella sua più alta essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concretato nei suoni».
Il concerto inizia alle 21
Info: 0544 249244
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