Legacoop Romagna e i dazi di Trump: “Ora le multinazionali digitali paghino più tasse”
- 05 aprile 2025

Non rispondere ai dazi americani con altri dazi e nemmeno “rimanere immobili” ma intervenire su un settore che, “in maniera strisciante, sta vedendo imprese statunitensi conquistare ogni giorno spazi, in Europa: quello delle multinazionali digitali, che in molti casi trovano i propri centri di potere negli Usa” e che pagano “pochissime tasse”. E’ la strategia per reagire alla decisione di Donald Trump che hanno in mente il presidente di Legacoop Romagna Paolo Lucchi e la sua vice Romina Maresi. Che chiedono se poi “è così difficile pensare di applicare gli accordi Ocse che fissano i criteri della cosiddetta global minimum tax sulle grandi multinazionali digitali, che utilizzano i nostri servizi pubblici, impiegano i giovani che si sono formati nelle nostre università pubbliche, ma pagano pochissime tasse”.
Come si dice in Romagna, aggiungono, “sarebbe il caso di ‘mettersi le scarpe dalla parte della punta’, non di reagire un po’ superficialmente a dazi con dazi, oppure di predicare l’immobilismo in attesa che ‘passi ‘a nuttata’”. Di certo, proseguono Lucchi e Maresi, alle cooperative romagnole servirebbe “una politica italiana ed europea che guardi avanti e garantisca nuove risorse per gli investimenti delle imprese, che devono evolversi tecnologicamente per reggere la concorrenza mondiale, prendendo quelle risorse a chi le tiene ben strette, producendo utili giganteschi, ma a scapito del sistema sociale ed economico dell’Ue”.
Incontro il 18 aprile
Su tutti questi temi la centrale cooperativa si confronterà coi soci il 18 aprile a Bagnacavallo “Per una coesistenza pacifica” che vedrà tra gli ospiti l’esperto di geopolitica Dario Fabbri, il presidente di Legacoop nazionale Simone Gamberini e i giornalisti Valerio Baroncini e Luca Pavarotti.
“Sappiamo di non poterci permettere di affrontare l’attuale fase di incertezza con un immobilismo impaurito che non fa certo parte del nostro Dna di cooperatori romagnoli”, incalzano Lucchi e Maresi. I dazi, osservano poi, “avranno un effetto dirompente e, con tutta probabilità, nel 2025 bloccheranno la crescita economica, già molto rallentata, del nostro Paese”. A livello di coop sono 80 quelle aderenti a Legacoop interessate e che, direttamente o indirettamente, “subiranno pesanti contraccolpi”. Si tratta delle imprese agroalimentari di produzione e trasformazione dei prodotti ortofrutticoli e sementieri e una buona parte delle cooperative industriali e manifatturiere e “rappresentano oltre 22.000 soci e più di 2 miliardi di valore della produzione”. Ora che Trump ha deciso e “la palla è nella metà campo” dell’Unione Europea, tornano a dire i vertici di Legacoop Romagna, non si dovrà reagire “ai dazi con altri dazi, perché anche in Europa si produrrebbe un inevitabile aumento di inflazione e costi di produzione. E non ce lo possiamo permettere, perché sono fin troppi gli italiani e gli europei in grave difficoltà economica”.