Rimini, Alice da immigrata a mediatrice culturale: “I cinesi dovrebbero imparare dagli italiani a bilanciare lavoro e tempo libero”

Ha raccontato la sua storia a 550 studenti (tra scuole primarie e medie) riuniti di recente a Santarcangelo nell’ambito del progetto “Un mondo di fiabe” organizzato dalla rete Bill (Biblioteca della Legalità) con il coordinamento della “Baldini”. Si chiama Chenyi Xu ma a Rimini tutti la conoscono come Alice, il nome che le è stato assegnato, quando era appena una bambina, dalla sua professoressa durante la prima lezione di inglese. Al suo arrivo in Italia ha deciso di utilizzarlo come soprannome «per facilitarne la memorizzazione da parte degli italiani». Ora la 39enne Alice è diventata una mediatrice culturale.
Xu, da quale zona della Cina proviene?
«Vengo da Fushun, nella provincia di Liaoning, nel nord-est della Cina, una zona che “confina” con Russia e Corea».
Quando e perché si è trasferita in Italia?
«Sono arrivata nel 2004 tramite il ricongiungimento familiare. Mio padre, dopo aver trovato un lavoro stabile, ha potuto portare qui me e mia madre».
In quale ambito lavorava suo padre?
«Era un dipendente dell’Op Il Melograno Agricolo, dove ha ricoperto il ruolo di responsabile del magazzino per oltre 20 anni. Dopo il fallimento dell’azienda, ha iniziato a lavorare come manovale edile».
Conosceva già la lingua italiana?
«Non alla perfezione. All’inizio riuscivo a comunicare, ma la grammatica è qualcosa su cui sto ancora lavorando per migliorarmi».
Quali studi ha affrontato per diventare mediatrice culturale?
«Ho maturato due anni di esperienza come tirocinante volontaria all’Associazione Arcobaleno, lavorando allo sportello immigrati. Questo percorso mi ha permesso di acquisire competenze sul campo, aiutando molte persone straniere a orientarsi meglio in Italia. Grazie a questa esperienza diretta, ho sviluppato una profonda conoscenza delle esigenze dei migranti e delle dinamiche interculturali, fondamentali per il ruolo di mediatrice culturale».
Di cosa si occupa?
«Al momento lavoro come operatrice allo sportello immigrati presso l’Associazione Arcobaleno, offrendo supporto ai servizi sociali dei comuni di Riccione, Misano Adriatico e Coriano. Mi occupo di accoglienza, orientamento e assistenza ai cittadini stranieri, aiutandoli nelle pratiche burocratiche e nell’integrazione sociale».
Ha formato una famiglia qui?
«Sì, vivo con i miei genitori e ho due figli, di 15 e 13 anni».
Quali pregiudizi hanno gli italiani sui cinesi?
«Spesso gli italiani pensano che i cinesi siano chiusi e poco inclini a integrarsi, ma in realtà siamo molto laboriosi e diamo grande valore alla comunità e alla famiglia».
Quali pregiudizi hanno i cinesi sugli italiani?
«Alcuni cinesi credono che gli italiani siano meno dediti al lavoro e più rilassati nella vita quotidiana. In realtà, ho scoperto che gli italiani sanno bilanciare bene lavoro e qualità della vita, qualcosa che dovremmo imparare anche noi».
Un progetto per il futuro?
«Mi piacerebbe continuare a crescere professionalmente nel mio ruolo e contribuire sempre di più all’integrazione tra le culture, creando un ponte di dialogo e comprensione tra cinesi e italiani».