Ravenna. Processo Guerra, parla il veterinario e la difesa chiede l’assoluzione


Una sofferenza infernale. Così Mauro Guerra, il 51enne veterinario di Sant’Antonio, ha descritto gli ultimi quattro anni e il processo che lo vede imputato dei reati di maltrattamento e uccisione di animali, detenzione illegale di farmaci ed evasione fiscale. Parole commosse proferite ieri davanti al giudice Piervittorio Farinella, in un’aula 5 del tribunale gremita, durante la giornata interamente dedicata alle arringhe difensive dei suoi legali che hanno cercato di smontare punto per punto le accuse della pm Marilù Gattelli. La stessa che, al termine della requisitoria di fine gennaio, aveva chiesto in totale nei confronti di Guerra 13 anni e 4 mesi di reclusione (7 anni per i reati fiscali e 6 anni e 4 mesi, oltre a 100mila euro di multa, per i maltrattamenti e le uccisioni degli animali) in aggiunta all’interdizione per 5 anni dall’attività veterinaria e per 3 anni da ogni altra forma d’impresa. L’imputato ha poi citato l’articolo 30 del Codice deontologico affermando di recarsi dai pazienti a domicilio per alleviare il dolore che sta vivendo con la sua famiglia. «Accuse assurde per un processo che non avrebbe dovuto neppure iniziare - commenta l’avvocato Claudio Maruzzi -. Un dramma immane per una persona che ora va riabilitata agli occhi dell’opinione pubblica».
Lo stesso legale poco prima, nel chiedere la sua assoluzione, aveva puntato il dito contro quello che secondo l’accusa «è considerato il sistema Guerra con il quale il veterinario praticava l’eutanasia sugli animali con crudeltà, senza necessità e non utilizzando l’anestesia - spiega -. Non ci sono però elementi che possano far dire con esattezza che quegli animali non fossero da sopprimere. Una decisione che solo lo stesso Guerra poteva prendere in base alla sua esperienza e alla situazione clinica degli animali che conosceva da tempo».
Prima, invece, era toccato all’avvocato Antonio Vincenzi trattare esclusivamente i capi d’accusa che riguardano i reati fiscali, ammettendo come «Guerra non abbia commesso comportamenti fraudolenti e, in ogni caso, se si dovesse affermare l’evasione fiscale questa sarebbe limitata entro le soglie di impunibilità, costituendo quindi un’infedele dichiarazione». Per il legale «le agende non riportavano il “nero” come affermato dall’accusa, ma l’annotazione di alcuni fatti - continua -. La presunta evasione da 1,6 milioni di euro dal 2014 al 2019 non corrisponde alla realtà, quei 600mila euro trovati sono i proventi di anni di lavoro e non c’è relazione tra scontrini fiscali e mostruosi ricavi». Nella prossima e ultima udienza, in programma il 22 aprile, spazio alle repliche e all’attesa sentenza.