Gambettola, accoltellato all’uscita dalla messa: 25 anni fa l’assurda morte di Fabrizio Zoffoli

Dopo un quarto di secolo «Il tempo non lenisce il dolore». Il 26 marzo del 2000 a Gambettola accadde uno dei fatti di sangue più drammatici che scosse tutta la comunità. Fausto Gozzoli, persona che soffriva di disturbi psichiatrici, con una furia omicida uccise il vicino di casa, il 37enne Fabrizio Zoffoli.

L’accoltellamento in strada

La tragedia avvenne domenica 26 marzo 2000, mentre Fabrizio con i due figli Adamo e Marta di 5 e 2 anni e mezzo e la moglie Caterina Bertozzi, era appena uscito dalla messa delle 11.15. Fabrizio e la sua famiglia erano conosciutissimi in città anche perché possedevano un negozio di elettrodomestici in centro. Quella domenica Zoffoli venne avvicinata in via Pascucci dall’omicida Fausto Gozzoli, di due anni più grande, che in preda ad uno dei suoi deliri, lo minacciava con un coltello. Fabrizio aveva in braccio la piccola Marta che riuscì a difendere e passare alla moglie Caterina. Poi fece in modo di allontanarsi da loro portandosi dietro l’omicida armato di coltello in modo che la sua famiglia non venisse toccata. Come una furia, Gozzoli riuscì a raggiungerlo e ad infliggergli 37 coltellate. Un furore disumano inflitto da una persona con un grave problema di salute mentale, che avrebbe dovuto curarsi, ma non lo faceva, anche per alcune superficialità di chi doveva seguirlo. Fabrizio si accasciò in un mare di sangue e un passante impietosito lo coprì con la sua giacca a vento per nasconderlo alla visione dei suoi familiari. Lo vide però il fratello Marco, che poi fece in modo che non lo vedesse la sorella Milena, mentre furono decine i gambettolesi che assistettero alla scena. I funerali di Fabrizio vennero celebrati con il lutto cittadino proclamato per permettere alla popolazione intera di dare l’estremo saluto alla vittima.

Una città sconvolta

La vicenda poi ha continuato a creare dibattito a lungo in città. A far discutere era soprattutto lo sgomento per come sia stato possibile che una persona con quel tipo di fragilità mentale sia stata libera di agire e soprattutto ci si interrogava sulle responsabilità di chi sapeva e aveva sottovalutato, inserendo tra questi anche il Servizio pubblico sanitario. Dieci anni di privazione della libertà e poi il ricovero in una struttura psichiatrica, la condanna per Gozzoli. In seguito moglie e figli si trasferirono ad Altedo, nella città metropolitana di Bologna, forse per non avere sotto gli occhi i luoghi della tragedia. I figli però ogni tanto tornano a trovare i parenti a Gambettola per non spezzare il legame sui luoghi del padre.

Il ricordo della sorella

Domani, alle 20, nella chiesa parrocchiale di Gambettola, verrà celebrata una messa in suo suffragio nel 25° anniversario dalla scomparsa. «Un dolore immenso che mi accompagnerà per tutta la vita – dice la sorella Milena – tra me e Fabrizio c’erano solo due anni di differenza, ma eravamo come gemelli. Ero a messa con lui anche se in luoghi diversi, quella maledetta domenica, e lì ci siamo visti l’ultima volta. A me toccò il dramma di dover avvisare i miei genitori che Fabrizio era morto in quel modo. Ricordo ancora la disperazione di mio padre Giulio che aveva da poco scoperto di avere un male incurabile. Miracolosamente però il male di mio padre regredì e visse altri 13 anni. Come se dal cielo Fabrizio avesse voluto che la sua famiglia continuasse ad avere un importante sostegno. Fu poi mio padre che a distanza di giorni, quando tutti noi volevamo mollare, si mise giacca e cravatta e andò ad aprire il negozio dicendo che “così avrebbe voluto fare anche Fabrizio”». «La vita deve andare avanti e occorre trovare la forza – conclude la sorella - ma quando vedo qualcosa che lo ricorda è per me come una ferita che fa male e non si rimarginerà mai».

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