Bagno di Romagna, caos Terme S.Agnese: dopo la denuncia, si cerca la sospensiva

Se dal punto di vista dell’accertamento di eventuali responsabilità penali di qualcuno bisognerà attendere che il percorso che avvierà la magistratura faccia il suo corso, la prima conseguenza della denuncia querela depositata dal presidente del cda delle Terme Sant’Agnese Enrico Camillini, riguarda invece la controversia ancora aperta con l’Ispettorato del lavoro: «Abbiamo già chiesto un appuntamento - ha annunciato ieri il sindaco Enrico Spighi - Chiederemo di sospendere tutto fino a quando non si concluderà l’iter giudiziario avviato con la denuncia querela».

È durata poco più di un’ora, in una sala piena anche di lavoratori, la seduta della commissione dedicata alle recenti vicende delle Terme Sant’Agnese. La convocazione era stata anticipata nella stessa lettera con cui Spighi aveva reso pubblico che il presidente del cda della Terme, società al 68% del Comune, aveva depositato una denuncia-querela dopo aver rilevato una serie di anomalie nella gestione delle timbrature dei dipendenti.

Obiettivo della Commissione era fare chiarezza sullo stato attuale delle cose e cercare di spiegare il contesto in cui è nata la denuncia e quello che ne conseguirà.

La richiesta di sospensiva

Una prima conseguenza sarà la richiesta di una sospensiva all’Ispettorato del lavoro. L’eventuale accertamento dei reati ipotizzati nella denuncia, infatti, potrebbe smontare del tutto i presupposti su cui si basano le contestazioni dell’Ispettorato. «Se ci multano sulla base di minuti non pagati e poi viene fuori che quei minuti erano frutto di manipolazioni l’accusa non sta più in piedi», prova a semplificare Spighi.

Il punto sulle contestazioni

Le contestazioni sono quelle che derivano da un’ispezione del 2021 all’esito della quale contestava alle Terme Sant’Agnese mancati pagamenti ai propri di pendenti per un totale di 318.629,08 euro, una cifra che nasce dal sommarsi di minuti che spesso per anni non sarebbero stati conteggiati come dovuto e quindi non pagati ai dipendenti che invece, questa la valutazione che fece l’Ispettorato, ne avevano diritto. La commissione di ieri è stata anche l’occasione per fare il punto sull’esito dei tentativi di conciliazione tra azienda e dipendenti. Spighi ha riferito che sono 11 le persone che hanno accettato la conciliazione accettando di ricevere il 10% di quanto, stando all’accertamento, avrebbero dovuto ricevere. Così, un ammontare complessivo di circa 85.350 euro di debito verso i dipendenti si è ridotto a 8.535. Sono state 26, invece, le persone che hanno chiuso a zero, rinunciando del tutto al credito, ritenendo probabilmente di non aver subito alcun torto. Le loro posizioni valevano 48.228,37 euro. Ci sono poi persone che non si sono presentate alla conciliazione che vantano crediti per un totale di 8.900 euro. Le conciliazioni concluse con esito negativo pesano invece per 176.147 euro.

Le partite ancora aperte

All’esito della fase delle conciliazioni, quindi, il debito delle Terme verso i suoi dipendenti ne esce quasi dimezzato, ma anche i 185mila euro (circa) restanti rimano una cifra consistente e ieri Spighi, incalzato dalle opposizioni, è stato chiaro rispetto alla necessità dell’azienda di tutelarsi, «non è una partita politica, ma una questione che riguarda il futuro delle terme», ha chiarito. Le valutazioni vengono fatte caso per caso, ma in diversi di questi il CdA rimane convinto delle proprie ragioni e ieri è stata confermata l’intenzione di ricorrere alle vie legali in caso di richieste di pagamento. Tra le contestazioni dell’Ispettorato c’era anche quella che quello alle Terme non possa essere considerato lavoro stagionale: «Quella è la partita più grossa, ma abbiamo già avuto una interpretazione a noi favorevole in una legge e speriamo anche questa parte possa rientrare», ha aggiunto Spighi.

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